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giovedì 23 gennaio 2014

Istanbul e i suoi Musei

Siamo a Istanbul, crocevia di quanti mondi e di quanti imperi?
troppi per poterne parlare adesso… e infatti ne parlerò un’altra volta. Adesso vi racconto di un percorso forse meno usuale ma non meno importante per un archeologo o per un appassionato di arte e musei.

Mi trovavo per la prima volta in questa caotica e splendida città, in una grigia mattina di inizio anno e ho deciso di tuffarmi, con somma gioia della mia compagnia, in un dedalo di stanze e palazzi noti come Musei di Istanbul. Un luogo decisamente più tranquillo degli imperdibili ma affollati “classici” come Aya Sofia o la Moschea Blu.

Scrigno della storia dell’Archeologia, colmo delle più grandi meraviglie che qualsiasi archeologo o semplice appassionato possa sognare, dal sarcofago di Alessandro Magno


alla storia del sognatore che divenne un ricco mercante e scoprì Troia, meglio conosciuto con il nome di Heinrich Schliemann 


oltre a circa un milione di reperti provenienti da tutta l’Anatolia.

Siamo nei giardini esterni del Palazzo Topkapi, residenza storica dei sultani, con una splendida vista sul Bosforo e quello che mi accingo a visitare è uno dei più antichi Musei del mondo, espressamente costruito come tale, nel lontano 1891 da Osman Hamdi Bey, intellettuale e pionieristico curatore museale.


L’edificio più antico del complesso è il Chiosco piastrellato, commissionato dal sultano Mehmed II nel 1472, attualmente sede del Museo delle Ceramiche con pregevoli esempi delle celebri ceramiche Iznik, quelle stesse maioliche che decorano le più belle moschee della città.


Anche adesso, a distanza di giorni, ho parecchia difficoltà a scegliere quali siano stati i reperti che mi hanno emozionato di più, ma credo che, oltre al già citato sarcofago di Alessandro magno, i rilievi della Porta di Ishtar, fatti costruire da Nabucodonosor II per la città di Babilonia, siano qualcosa che ricorderò per parecchio tempo.


Certo gli allestimenti fanno anch’essi parte della storia della Musealizzazione ma davanti a certe meraviglie si può anche chiudere un occhio.

Quello che invece risalta per bellezze del racconto e modernità di allestimento è sicuramente la mostra aperta il 25 giugno scorso e destinata a chiudere il 24 gennaio prossimo.

Dietro questo accattivante titolo si nasconde la storia di un ambizioso progetto e di una delle scoperte più sensazionali dell’archeologia turca, chiaramente dopo la scoperta per eccellenza, quella della città di Troia.


Il progetto prevedeva la costruzione di un tunnel che collegasse, sotto lo stretto del Bosforo, due continenti, ma durante lo scavo hanno iniziato a prendere forma i resti del porto di Costantinopoli, che ritornava alla luce dopo secoli, sepolto da uno spesso deposito di argilla. Allo stesso tempo sono emerse tracce di un insediamento neolitico che ha permesso di retrodatare le prime occupazioni del sito dal 700 a.C., come si pensava fino a quel momento, a ben 8000 anni prima di Cristo.

La zona della città si chiama Yenikapi e le strutture portuali, distribuite su un’area di oltre 60 ettari, risalgono all’epoca dell’imperatore Teodosio II (401-450).

Ad oggi sono state riportati alla luce ben 37 relitti perfet­tamente conservati che testimoniano un importante passaggio tecnologico dalle costruzioni di epoca romana a quelle di epoca bizantina.
Secondo le interpretazioni degli archeologi una serie di forti mareggiate avrebbero coperto le imbarcazioni permettendo allo stesso tempo un eccezionale livello di conservazione. Spesso infatti il carico che le imbarcazioni trasportavano è stato trovato praticamente intatto pronto a raccontare l’entità degli scambi commerciali di un porto che all’epoca era tra i più importati del Mediterraneo.

I reperti esposti non sono tantissimi, e questo forse aiuta a concentrarsi sul racconto. 
Ho apprezzato molto un pannello di sintesi in relazione ai numeri del progetto. Quanti operai coinvolti, quanti camion di terra, quanti archeologi, restauratori, architetti…


E poi anche una postazione multimediale collegata a un grande schermo, quasi dimensioni cinema, dove i racconti prendevano forma. Potevi vedere nascere una barca di epoca romana o scoprire quanti relitti sono stati portati alla luce, in quale punto esatto e che tipo di carico trasportavano. Video moderni e di grande impatto per raccontare in maniera appassionante le più recenti scoperte di archeologia urbana di una capitale dalla grande storia come Istanbul.


Per concludere un patriottico moto di orgoglio a vedere come gli italiani quando vogliono sanno farsi apprezzare e riconoscere. Una delle mostre temporanee era organizzata da una delle città italiane finaliste tra le candidate a Capitale della Cultura 2019: Ravenna. La rinomata scuola di mosaici ha riprodotto alcune delle più belle superfici mosaicate della basiliche ravennati, portandole così in giro per il mondo. Complimenti e in bocca al lupo a Ravenna per la sua candidatura.


Contributo di  Alessandro Fichera

lunedì 30 dicembre 2013

Israele e la terra dove tutto ebbe inizio…


Nonostante tutto, nonostante ormai ci sia stato svariate volte, la sensazione che mi assale quando varco le porte scorrevoli dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv è sempre la stessa. 
È quella di iniziare un viaggio in un tempo e in uno spazio che non esistono più o che forse esistono immutabili da sempre, da quando il Dio dell’Antico Testamento promise ad Abramo una Terra Promessa, e Abramo si mise in viaggio...

L’itinerario che ormai da qualche anno Coopera e Jabalì Viaggi propongono è una sorta di pellegrinaggio “laico” alla scoperta della storia di una terra e dei popoli che la abitano, dei contrasti a tinte forti, dei paradossi, delle innumerevoli religioni che la popolano, dei monumenti unici al mondo, cercando di fornire ai viaggiatori che si uniscono a noi le chiavi di lettura, gli strumenti per conoscere e sfumare meglio le opinioni spesso confuse che avevano fino a quel momento.

Distanze enormi concentrate in una "piccola città".

Siamo ormai rientrati da una settimana e la soddisfazione più grande è quando le persone con le quali hai condiviso una settimana molto intensa ti chiamano, dopo qualche giorno di riflessione, per ringraziarti di quello che hanno visto e conosciuto. Hanno voglia di leggere, di tornare a partire, di saperne di più.
Il fascino di quella terra, quando ti ha conquistato, non ti lascia più andare.


Quest’anno poi grande evento. Abbiamo trovato ad accoglierci uno scenario “natalizio” per eccellenza.
La neve! 
Una nevicata come da oltre cinquanta anni nessuno aveva visto, una nevicata che aveva paralizzato la città di Gerusalemme e non solo. Energia elettrica razionata, strade bloccate da alberi caduti, musei chiusi, circolazione impazzita…

La spianata delle Moschee innevata.

Alla fine tutto si è risolto per il meglio. Grazie all’esperienza del team e alla professionalità delle guide locali, abbiamo modificato l’itinerario cercando di spostarci nei luoghi e nei momenti più opportuni, andando a scoprire le affascinanti storie dei Crociati e i segreti della città di San Giovanni d’Acri e di Cesarea Marittima, sulla costa a nord di Tel Aviv, dove abbiamo trovato uno splendido sole ad accoglierci.

Pescatori al tramonto sulle mura di San Giovanni d'Acri.

Abbiamo dedicato tempo e attenzione a scoprire la città di Gerusalemme, Jerushalayim ovvero la “città della pace”, fulcro e sede delle 3 più grandi religioni monoteistiche, con le sua basiliche, le sue moschee, i suoi muri.

Vista panoramica di Gerusalemme dal Monte degli Ulivi.

Abbiamo visitato il meraviglioso Museo di Israele, che accoglie reperti di tutte le civiltà e di tutte le epoche e racconta in maniera eccezionale gli ultimi decenni di ricerche archeologiche in Terra Santa. La sezione di arte contemporanea ospita opere di artisti del calibro di Picasso, Modigliani, Mirò, Rodin, Fontana, Basquiat, Wharol e tanti altri. Credo sia senza esagerare uno dei Musei più ricchi che io abbia mai visto in giro per il mondo.
Una visita dovuta allo Yad Vashem, il Museo dell’Olocausto, eccezionale opera architettonica e di grande effetto nel percorso di musealizzazione.
Con altrettanta attenzione ci siamo fermati in Palestina, a conoscere l’altro lato della medaglia, la faccia triste di un conflitto secolare. Due giorni a Betlemme per vivere a fondo l’emozione della Basilica della Natività, finalmente sotto restauro, dei mercati vivi e urlanti, carichi di colori e di profumi di spezie. 

La Basilica della Natività a Betlemme

Con gli ultimi fiocchi di neve ghiacciata agli angoli delle strade, abbiamo seguito ancora le strade di Erode il Grande, andando a conoscere l'Herodion e la Fortezza di Masada, opera unica al mondo in pieno deserto del Mar Morto. La città di Jericho, nelle cui strade sembra di sentire ancora l’eco delle famose trombe di Giosuè che ne fecero crollare le mura. Mura che risalgono a circa 8000 anni prima di Cristo e che giustamente le conferiscono il titolo di “città più vecchia del mondo”.

Impossibile racchiudere la tempesta di emozioni in una pagina di racconto, ma di sicuro quello che resta è sempre una gran voglia di tornare….


Contributo di  Alessandro Fichera